Il programma di lavoro che ci attende è strutturato in sei temi, tra di loro più o meno intrecciati. Li elenchiamo anticipando alcune chiavi di lettura in base alle quali eserciteremo – e chiederemo di esercitare a collaboratori, ospiti, e a chiunque voglia confrontarsi con i temi proposti – le nostre ricerche, analisi e critiche.

1. identità multipla e ibrida
- architetti con origini culturali differenti rispetto al luogo in cui lavorano; studi d’architettura composti da persone di differenti origini culturali; collaborazioni in Rete tra persone di differenti origini culturali
ma anche:
- Occidente come “oggetto culturale”: unità complessa che comprende anche l’America (inclusa l’America Latina) e si definisce per differenza. Il suo confine diviene mobile, ma per l’impulso di tornare all’origine da cui proviene.

2. la provincia non provinciale
- il mondo diventa uno, ma per ricadere inevitabilmente nelle sue differenze inconciliabili
- necessità di recuperare una costitutiva contaminazione capace di offrire viaggi verso nuovi orizzonti, perché ogni tentativo di ritorno ad identità locali è nient’altro che pura e semplice violenza reattiva. Che non comprende nulla di ciò che è in cammino da 2'500 anni. Non si tratta tuttavia di esaltare superstiziosamente i contenuti che la modernità ha imposto e esercitato.

3. la ragione e l’altro
la ragione che descrive l’”altro” parla in realtà di se stessa, così fraintendendo, traducendola, la verità dell’altro. Le differenze dell’umano non si possono riassumere nella universalità del concetto. Eppure c’è una “occasione” di verità possibile insita entro lo stesso progetto della oggettività.

4. i paesi emergenti
tra questi, le indagini riguarderanno anche i paesi dell’Est, del Medio ed Estremo Oriente. Slovenia, Polonia, Estonia, Bielorussia, sono solo alcuni tra i paesi in cui emergono ricerche di indubbio, a volte straordinario interesse.

5. generazione dei trentenni
una generazione di trentenni (persone che ora vanno per i 40), è stata già scoperta ed è sotto i riflettori. Lavoro certamente importante che però non deve produrre l’opposto risultato di oscurare, ignorare, ostracizzare una nuova generazione di professionisti attenta ad indagare diverse tematiche quali, ad esempio, un intelligente approccio all’ecologia.

6. dopo lo star system / transiti e metamorfosi
si può essere concordi nell’affermare che se oggi abbiamo la possibilità di distanziarci dalla scrittura alfabetica consentendoci di renderla oggetto delle nostre riflessioni e indagini, ciò è possibile perché altre forme di comunicazione e di espressione, altre tecnologie, si vengono imponendo. Dobbiamo pure tenere presente che anche il semplice trasferimento di un oggetto in un nuovo contesto di pratiche di vita e di sapere muta, poco o molto, l’oggetto stesso, predisponendolo a ulteriori mutamenti. Come muteranno allora lo spazio, la luce, la materia, ecc. per noi uomini e architetti del XXI secolo? Quale il senso di queste metafore destinate ad una inevitabile metamorfosi? Non ci sono infatti «lo spazio», «la luce», «la materia» come le parole dicono o designano. Ci sono occasioni di mondo all’incontro con intrecci di pratiche in sinergia e perenne trasformazione. E se l’uomo è il suo stesso progetto, a quali possibilità siamo destinati? Come possiamo «tornare a casa» e ricostruire la danza e l’arte «rituale» della nostra formazione? Come evitare di edificare illusioni di sicurezza dal momento che «non esiste più ‘terra’ alcuna»? Quali possibilità e occasioni di senso ci sono riservate? Nei segni del presente abbiamo la possibilità di ravvisare quel destino di verità che li accompagna, alimentando quella figura del soggetto che siamo sul punto di diventare nel transito del nostro costitutivo «essere in errore»? Lo Star System non sembra neppure in grado di porsi queste domande.