Elezioni all’Ordine degli Architetti della provincia di Milano

Nell’ambito delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli Architetti della provincia di Milano per il quinquennio 2005/2009, Giovanni Loi, segretario del Co.Di.Arch., ha scritto al Presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Milano una lettera spedita per conoscenza anche al Presidente CNAPPC, al Ministro della Giustizia e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

«Oggi 21 novembre attorno alle ore 15.00, col collega Tomaso Gray, anch'egli come me candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine, ci siamo presentati al seggio di via Solferino 19 per votare. Nell'attesa mi sono reso immediatamente conto che l'ambiente elettorale, derivante dalle norme previste dal nuovo regolamento elettorale (DPR 8 luglio 2005 n°169), emanato sentito il parere degli Ordini, non garantisce in alcun modo i diritti di chi si candida contro il Consiglio uscente. Il terzo turno elettorale, infatti, dura dieci giorni, anche se non è necessario alcun quorum per eleggere il Consiglio. Tale lungo periodo è demandato all'esclusivo controllo del Consiglio uscente, anche se quest'ultimo si ricandida per un nuovo mandato.

«A meno di organizzare un controllo puntuale e continuo da parte degli altri candidati durante tutti e dieci i giorni consecutivamente, le procedure elettorali svolte all'interno dell'Ordine non garantiscono a mio avviso alcuna trasparenza. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda le procedure non visibili che ruotano attorno al voto. Quanto avviene all'interno dell'Ordine durante il periodo elettorale è impossibile da controllare. L'organizzazione di riunioni interne, seminari, convegni o quant'altro posti in essere durante le votazioni, sembrano infatti avvantaggiare esclusivamente il Consiglio uscente. Per questi ed altri motivi sono stato costretto a prolungare la mia permanenza al seggio nella giornata di oggi. Sarò inoltre costretto, con gli altri colleghi riuniti nella Lista Co.di.Arch., ad organizzare turni per presidiare in modo permanente il seggio di Milano fin da domani (…)».

Giovanni Loi precisa: «Mi preme chiarire che, con la presente, non intendo contestare in alcun modo la buona fede delle singole persone incaricate di controllare il seggio elettorale o di operare all'interno dell'Ordine, ma esclusivamente il sistema elettorale posto, com'è per decreto, sotto l'esclusivo controllo del Consiglio uscente che si candida per un nuovo mandato (…)».

Sembra che i più elementari diritti a garanzia dei candidati siano disattesi, e verso chi legittimamente critica le procedure adottate nei seggi elettorali vengono manifestati insofferenza e malcelato fastidio. Addirittura, tra gli iscritti all’ordine pare ci fosse chi non sapeva nulla delle elezioni, sicché molti elettori sarebbero stati contattati telefonicamente, per conto della segreteria dell’Ordine, durante la fase di voto.

Non è tutto: alla richiesta di chiarimenti da parte di un iscritto che intendeva votare poco prima, e dichiarava di non disporre delle dovute informazioni in merito ai candidati e alle modalità di voto, «ho avuto la conferma che il modo di disporre la propaganda elettorale ai seggi e le spiegazioni richieste e fornite dai componenti nominati al seggio non possono essere in alcun modo neutrali. Ho fatto quindi rilevare l'accaduto alla Presidente di seggio che ha convenuto con me sulle difficoltà di informare in modo asettico gli iscritti direttamente al seggio, in quel modo. Una tale confusione, in un ambiente tutto di parte com'è l'Ordine, non garantisce quindi pari opportunità a chi si candida contro il Consiglio uscente».

La lettera conclude così: «Ribadisco quanto affermato il giorno 8 novembre: queste sono elezioni determinanti per il nostro futuro. Sono elezioni difficilissime, anche perchè il nostro futuro è minacciato da una proposta di riforma delle professioni già presentata in Parlamento e voluta anche da Codesto Consiglio uscente, che non tiene conto né delle istanze dell'Autorità Antitrust, nè dei risultati delle indagini della Commissione Europea per la Concorrenza.

«La nostra proposta, sintetizzata nel programma della Lista Co.Di.Arch., non è certamente uno scherzo, né un'assurda posizione “abolizionista” come qualcuno vorrebbe insinuare, è frutto di un lungo e serissimo lavoro che ha richiesto anni di impegno.

«Sappiamo che i poteri degli Ordini incidono sulla concorrenza professionale e le elezioni non sono secondarie nei processi di controllo del mercato professionale, quindi è importantissimo che queste elezioni garantiscano piena trasparenza e pari opportunità a tutti i candidati.

«Non ho personalmente alcuna intenzione di ipotecare il mio e l'altrui futuro professionale solo perché una procedura anticoncorrenziale come quella elettorale, voluta sentito il parere degli Ordini, non consente a tutti gli iscritti pari opportunità offrendo ambienti di voto che, senza controllo, non danno alcuna garanzia di imparzialità».

Che cosa ne pensano i destinatari della coraggiosa lettera dell’architetto Loi? Quale posizione intenderanno assumere? Assumeranno una posizione? O avalleranno procedure masochiste, suicide e liberticide?