13 Novembre 2006
Risposta a Blocher
Il consigliere federale Christoph Blocher, durante la sua recente visita in Turchia, ha criticato pesantemente l’art. 261bis contro il razzismo del Codice penale svizzero, ricordando che la posizione ufficiale dell’esecutivo federale considera gli eccidi contro gli armeni come “tragici avvenimenti del 1915”, in contrasto con ciò che diversi parlamenti cantonali, e il Consiglio nazionale, riconoscono invece come genocidio e crimini contro l’umanità. Al suo ritorno in Svizzera, il rappresentante UDC in governo, il quale è da molti visto come colui che ha il coraggio di dire ciò che la maggioranza innumerabile degli svizzeri “puri e duri” crede e pensa, ha quindi ribadito la propria posizione giustificando le sue esternazioni con la volontà di “poter esprimere la propria opinione anche se non piace agli altri”, Infatti, a suo dire, vige “una contraddizione fra il principio della libertà d’espressione e la norma anti-razzismo. Quest’ultima dovrebbe impedire gli appelli a commettere omicidi o le ingiurie, ma non impedire a qualcuno di esprimere valutazioni su eventi storici.”
In altre parole, Blocher giudica anticostituzionale e contraria a diritti fondamentali una norma che sanziona in particolare sia l’incitamento pubblico all’odio e alla discriminazione razziale, etnica, religiosa; sia atti lesivi della dignità umana o che disconoscono, minimizzano grossolanamente o cercano di giustificare il genocidio o altri crimini contro l’umanità. In questo senso, come affermato dal tribuno zurighese ad Ankara, “noi politici non dobbiamo pronunciarci sulla questione (armena, ndr). Siamo persuasi che la soluzione di una commissione internazionale di storici sia quella buona.”
Sulla posizione del Consiglio federale vale la pena ricordare quanto segue. Il sottoscritto, in data 22 marzo 2001, ha inoltrato al capo del Dipartimento federale degli affari esteri, signor Joseph Deiss, una lettera con la quale, dopo il rifiuto del Consiglio nazionale del postulato Zisyadis, si chiedeva al Consiglio federale l’impegno a riconoscere il genocidio armeno del 1915. Il 24 aprile 2001, così ha risposto Joseph Deiss: “In effetti, Il Consiglio federale ha proposto al Consiglio nazionale di respingere questo postulato e ha ricordato di aver già condannato i tragici avvenimenti che condussero alla morte di numerosi armeni, in seguito alle deportazioni di massa e ai massacri su vasta scala operati durante le rivolte e le guerre che hanno contrassegnato la fine dell’impero ottomano, tra il 1894 e il 1922, in modo particolare nel 1915. Nella stessa Turchia, l’esistenza dei massacri è riconosciuta, ma le responsabilità e le circostanze sono oggetto di interpretazioni spesso contraddittorie. Per la prima volta, assistiamo ad un dibattito tra gli intellettuali e altri gruppi della popolazione su questo oscuro capitolo della storia della regione. La Svizzera ha avviato con la Turchia un dialogo politico sui diritti umani e intende proseguire i propri sforzi in questa direzione. La questione armena è parte integrante di questo dialogo.” Il 3 ottobre 2003, dopo la reazione della Turchia nei confronti del riconoscimento del genocidio armeno da parte del Canton Vaud, ad una ulteriore sollecitazione al Consiglio federale affinché la Svizzera riconoscesse tale genocidio così mi ha risposto, il 10 novembre 2003, l’on. Micheline Calmy-Rey, nel frattempo subentrata alla guida del Dipartimento degli affari esteri: “In seguito alla decisione del Gran Consiglio del Canton Vaud del 23 settembre 2003, il Governo turco ha deciso di annullare all’ultimo momento il mio viaggio in Turchia programmato già da lungo tempo. Una simile reazione rivela quanto spinosa sia ancora la questione in Turchia.” Come si vede, la posizione del Consiglio federale è molto più sfumata di quanto dichiarato, con calcolo opportunistico, dall’on. Blocher. Intanto, come ricordato, anche in Svizzera la questione armena legata ai massacri del 1915 è maturata nella coscienza della classe politica per ciò che essa è realmente: il primo genocidio compiuto nella storia dell’umanità. È utile rammentare, inoltre, che Adolf Hitler, il 22 agosto 1939, davanti agli ufficiali del suo stato maggiore, a garanzia dell’impunità contro i crimini che di lì a poco sarebbero stati commessi, così si era espresso: “Chi si ricorda, oggi, del massacro degli armeni?”
E allora, signor Blocher, considerato il contesto, le circostanze, la tempistica e l’opportunismo del suo intervento, malgrado il suo consenso popolare e ciò che i sondaggi testimonieranno a suo favore, lei non ha affatto perorato la causa della libertà d’espressione e dei valori della nostra Costituzione. Lei, dall’alto della sua carica istituzionale, ha semplicemente affermato il diritto di negare il genocidio armeno e la Shoah, infliggendo un ulteriore oltraggio alla memoria e alla dignità umana. In modo avvilente e vergognosamente ripugnante.
Stefano Malpangotti il 1° ottobre 2001 ha dimissionato dal Gran Consiglio del Cantone Ticino poiché la propria proposta di risoluzione cantonale a favore del riconoscimento del genocidio armeno del 1915 non ha mai potuto essere discussa in quanto mai inserita nell’ordine del giorno di alcuna riunione del legislativo)



