Attraversamenti meridiani

Come sappiamo la forma della città moderna rapportata alla sua rappresentazione è stata intesa come traduzione concettuale di un corpo. Durante questo periodo si è pensato di identificare la forma della città con la descrizione della sua immagine.

Nella contemporaneità si assiste, fondamentalmente, ad una trasformazione: dall’immagine della città si è passati alla città dell’immagine, dal corpo al testo, vale a dire a qualcosa che esiste soltanto nel dominio dell’immateriale. La triade paesag-gio/città/architettura è oggi un testo ed in quanto tale va riscritta, rico-struita con altre forme e significati.

In base a tali presupposti risulta difficile se non velleitario, proporre una descrizione razionale delle trasformazioni del paesaggio urbano meridionale, rifacendosi a categorie, a procedimenti stilistici inter-pretativi finalizzati a ricercare le leggi eterne dell’architettura; la “rovina” che ha costituito prevalentemente l’elemento architettonico essenziale del paesaggio, è soppiantata nella contemporaneità dal processo della dispersione, dalla sublime ipertrofia delle periferie, dai nuovi modi di abitare la città e, soprattutto, dal fenomeno dell’attraversamento, dominato dal fuggevole punto di vista offerto dalla velocità di spostamento, che ha trasformato di fatto la percezione dei luoghi. Una esemplificazione si può ottenere percorrendo il tratto autostradale SA-RC/ME-SR dove è possibile rintracciare la presenza dei luoghi della post-mitizzazione; ad esempio le attività commerciali presenti lungo l’autostrada utilizzano il bordo dell’infrastruttura come vetrina per esporre la merce.

L’attraversamento svela la presenza e il moltiplicarsi di immagini la cui eterogeneità e la stridente coesistenza rivela l’esistenza di un tempo diverso da quello restituito dalla modernità in cui si è pensato erroneamente di governare il luogo dei miti con la ragione.

La triade paesaggio/città/architettura come unità costitutiva di una scrittura codificabile assume oggi in questi luoghi un significato ‘altro’ assimilabile alla stregua di una entità figurativa che si è trasformata in ‘pura informazione’; lì dove la narrazione odeporica ha generato il paesaggio del mito, oggi ha lasciato il passo al paesaggio dell’infor-mazione o del ‘mito immateriale’.

Nuove suggestioni, nuove condizioni mentali rimandano a un rinnovato mito, il mito immateriale; nella convinzione che l’attuale condizione del paesaggio urbano meridionale non si identifica soltanto nello ‘storico’ mito mediterraneo. Dal controllo analitico della città si è passati alla narrazione di suggestioni, affinché dall’immagine della contemporaneità si evolva una nuova concezione e originale visione della grecità.

Questa condizione di immaterialità contemporanea si identifica oltre che nei tradizionali layer infrastrutturali anche nei layer del luoghi dell’architettura spontanea e dispersa, dei vuoti urbani, del propagarsi dei neoluoghi, etc…, sovrapponendosi ed intrecciandosi in un groviglio inestricabile. Ai layer menzionati è possibile aggiungerne almeno altri due: il primo si riferisce alla “infrastruttura letteraria” allo stesso tempo mentale e virtuale di cui questo lembo di territorio si è fatto custode; l’altro layer si riferisce al mare con il quale la modernità ha interrotto un rapporto costitutivo.

L’unità del paesaggio urbano ottenuta dal magico equilibrio tra forma e numero, ha caratterizzato negli ultimi due secoli lo sviluppo mentale della cultura mediterranea, costituendo una gabbia concettuale ancorché virtuale del paesaggio rispetto alla quale la città è rimasta ostaggio, dallo sbilanciamento, mitologico della descrizione, non potendo così mostrare nella sua interezza le trasformazioni in atto, mimetizzandosi con l’intorno fino a negarsi.

In altre parole, con la radicalizzazione dell’attraversamento goethiano nella memoria collettiva si è resa la modernità, che costituisce oggi i trequarti del territorio, un fenomeno esterno, un’intrusione coatta, un evento illegittimo da disconoscere, connotando di fatto, questi luoghi di un’immagine ipertrofica costituita da addizioni volumetriche, relegando il paesaggio mitologico come sfondo caricaturale.

Il fenomeno è così diffuso che non si può disconoscerne l’esistenza. Anzi, la figura di questa diffusione, simile ad una babele pietrificata, è essenzialmente costituita da micro-costellazioni gravitazionali sorte nei luoghi narrati dai grandi viaggiatori, oggi trasfigurate in entità marginali disconosciute.

Il mediterraneo, luogo del pensiero classico, caratterizzato dallo spazio bianco, che è senza dubbio uno spazio mentale, espressione per quel tempo di una forma di austerità, di un’asciuttezza aristocratica regolata in un unico sistema da rapporti eurythmici, nella contemporaneità è stato sostituito dal ritmo sequenziale 01, uno spazio che esiste non più per essere abitato ma percorso, attraversato.

L’attraversamento restituisce un’immagine frammentaria in cui si alternano centri urbani di medie e piccole dimensioni “attraversate” trasversalmente dai costumi di vita dettati dalla produzione post-fordista. All’immagine unitaria e contemplativa del paesaggio del mito mediterraneo si sta ormai sostituendo progressivamente un’im-magine ibrida, un’unità ibrida, in cui confluiscono permanenze legate a “resistenze” di tipo culturale e fughe in avanti nel tentativo di colmare le antiche contrapposizioni nord/sud, cogliendo la nuova configurazione urbana basata su una circolarità mobile. Come sappiamo questo è il luogo della lentezza e la sfida di questo attraversamento consiste proprio nell’accettare la velocità come parametro di misura delle trasformazioni in atto, una visione incentrata sull’immediatezza. Verificare in sostanza in quale misura la velocità (così veloce!) ha lasciato per strada la sua ombra, la lentezza, e in quale misura questo rapporto che non può che non essere conflittuale ha sottratto la misura poetica del rapporto, relegando la velocità/lentezza (luce/ombra) verso la deriva tecnologica de-strutturando lo storico mito. In alternativa, se la condizione contemporanea in bilico tra ricerca dell’identità e spaesamento, tra locale e alterità, abbia prodotto una forma di “globalizzazione Meridiana” in cui i rapporti passato/presente/futuro, lentezza/velocità/durata, abbiano trovato una forma di sintetica coesistenza.

In altri termini, capire se questa “accelerazione meridiana” rappresenti una complicazione, oggi in atto, del moderno paesaggio meridiano; se questo frammento di paesaggio urbano costituisca un fenomeno distorsivo della Modernità in cui la memoria della lentezza ha lasciato il passo all’amnesia della società post-fordista.

Nella composizione “Unità Ibrida” sono fissati sinteticamente gli elementi figurativi che caratterizzano le mutazioni del paesaggio meridionale lungo l’attraversamento autostradale e la relativa fascia costiera che da Cosenza, con una interruzione nel punto di flesso dello Stretto, si prolunga fino a Siracusa. Il mito in questi luoghi sembra ormai confinato in una scritta apposta su di un cartello che costeggia l’autostrada Me-Ct all’altezza della direzione per Messina centro.