16 Giugno 2005
Il gioco come strumento di lettura
Lan Architecture: allestimento museografico al Pavillon de l’Arsenal, Parigi
Parigi 2012: la capitale francese si candida all'organizzazione dei giochi della XXX Olimpiade e dei giochi para olimpici. In vista di ciò si bandisce un concorso internazionale per la ricerca di un logo che possa simbolizzare adeguatamente questa candidatura. E' un successo: 454 partecipanti da più di 80 nazioni! A concorso ultimato, nasce l'esigenza di esporre al pubblico questi progetti; e l'incarico di allestire la mostra "454 PROJET POUR PARIS 2012" viene affidato ad un gruppo franco-italiano di giovani architetti: LAN ARCHITECTURE. La mostra viene inaugurata e i progetti sono esposti al pubblico dal 7 dicembre 2004 al Pavillon de l'Arsenal, centro d'informazione, di documentazione e di esposizione di urbanistica di architettura della città di Parigi. Un'impresa titanica per la quantità di materiale da mostrare; la ricerca di una soluzione che, come giustamente dicono i progettisti, "eviti il rischio di saturazione da iper-informazione".
Gli architetti, Benoit Jallon e Umberto Napolitano indagano la possibilità di elaborare una struttura espositiva capace di valorizzare la ricchezza di ogni progetto esposto, senza annoiare o confondere il visitatore; una struttura che addirittura permetta a coloro che visitano la mostra, di partecipare alla scenografia: una struttura interattiva. Ne viene fuori una chiave di lettura alquanto singolare: "Il gioco come strumento di lettura". Dicono i progettisti: "visitare una mostra non è più meccanicamente seguire un percorso, una segnaletica..., non è più ricevere delle informazioni, ma piuttosto cercarle, identificarle, sceglierle. La nostra strategia e' stata quella di dare al pubblico questa scelta... il contenuto non e' più esposto/imposto... il pubblico crea il proprio contenuto". Tutti gli oggetti sono interattivi: grazie a dei semplici movimenti meccanici i progetti defilano e i visitatori giocano con la mostra. Quindi lo spettatore diviene attore; segue il percorso che sente più suo, si crea la mostra che più si confà alle sue aspettative; si diverte proprio perché ha la possibilità di scegliere, di partecipare al gioco. Se la sua partecipazione all'attività sportiva è sicuramente passiva, non lo è quella all'attività espositiva. Infatti, una volta entrato nello spazio della mostra, può orientarsi verso due tipi di strutture espositive: il cavalletto meccanico, se vuole vedere la totalità dei progetti che hanno partecipato al concorso, e i poligoni galleggianti, se vuole prendere visione solamente dei progetti vincitori. Su ogni supporto meccanico, che, come abbiamo già detto interagisce con il pubblico, il visitatore può selezionare il progetto che più gli aggrada, e questo gli compare nella sua totalità. Il supporto è solamente una vetrina che mostra la sintesi del materiale esposto, e quindi non confonde il visitatore, il quale ha la libertà di decidere se approfondire o meno la conoscenza dei progetti, e, addirittura la possibilità di decidere quale progetto visionare in toto. Anche l'ubicazione delle strutture espositive aiuta a comprendere l'articolazione della mostra: i cavalletti con tutti i progetti partecipanti sono posizionati tutt'intorno in una galleria sopraelevata e fanno da corona a quelli vincitori, posizionati al centro, a quota terra, sui più colorati poligoni galleggianti.
"L'idea primaria di evitare la stanchezza e l'affanno del visitatore" è vincente; "il procedimento ludico e interattivo permette ad ognuno di scegliere l'immagine che vuole guardare", spiega Benoît Jallon. Ricorrere al gioco per esporre dei progetti che il gioco devono pubblicizzare è sicuramente una scelta appropriata. Una soluzione attiva, intelligente apprezzata dagli addetti ai lavori ma soprattutto dai visitatori e dalla stampa francese. Un notevole successo di pubblico e di critica.
INTERVISTA
Tre domande per presentarvi:
quanti siete?
da chi è formato il vostro gruppo?
dov'è la vostra sede?
Benoit Jallon ed Umberto Napolitano fondano LAN ARCHITECTURE nel 2002. Oggi lo studio conta sei persone fisse ed un insieme di "satelliti esterni" ai quali si fa ricorso per sviluppare al meglio la specificità di ciascun progetto. Lo studio è a Parigi.
Perchè questo nome, perchè "LAN ARCHITECTURE"?
LAN ARCHITECTURE vuol dire Local architectural network ossia rete locale d'architettura...; ecco è importante per noi esprimere l'idea di rete, interdisciplinarità dell'architettura, nozione locale, contestuale del progetto. All'inizio della nostra attività, infatti, riunivamo ogni settimana nel nostro studio, fotografi, artisti, intellettuali vari, cineasti, etc... semplicemente per avere un altro punto di vista, per sviluppare la nozione di ascolto e quella di interazione...
...in più il nostro nome ha una fine dualità: la si scopre pronunciandolo d'un fiato...lanarchitecture...l'anarchi-tecture...; l'anarchie in francese vuol dire ovviamente l'anarchia; senza sfondo politico la parola anarchia l'abbiamo utilizzata per indicare il "continuo rimettere in questione le regole", ossia la mancanza di regole in quanto postulati...; per noi nel progetto non ci sono evidenze o assunti, tutto è il frutto di un continuo "partire da zero". Se ha visto "Pierrot le fou" di Godart (il mio film preferito) capirà bene cosa voglio dire...
Tre motivi perché in Francia e non in Italia
Non è escluso che prossimamente lavoreremo anche in Italia; in ogni caso abbiamo deciso di iniziare in Francia, perché:
a. ci siamo laureati a Parigi,
b. all'inizio c'è bisogno di inquadrarsi, ed il sistema francese è molto più accessibile che quello italiano,
c. in Italia c'è troppo sole e si mangia troppo bene, per non parlare delle donne, poi; insomma non ci verrebbe mai voglia di lavorare.
Sono famosi e li preferisco: fatemi tre nomi di architetti che...
Herzog and De Meuron per la coerenza; Jean Nouvel per l'eleganza; Renzo Piano per il genio.
Saranno famosi: tre giovani architetti che...
Plot gruppo nordico interessantissimo, esposti all'ultima biennale di Venezia col progetto di un auditorium; Hiroshi Sambuichi per la sua impressionante casa ad Hagi, ed Archifactory.de per il progetto a Dortmund.
Tre motivi per promuovere il vostro lavoro
Troppo complicato autopromuoversi! Quest'anno dopo aver vinto i "nouveaux albums de la jeune architecture" siamo stati invitati un po' dappertutto e ovviamente siamo stati "costretti" a parlare e a promuovere la nostra attività. Senza ipocrisia, questo tour ha dato i suoi frutti, ma ci ha convinto che a volte saper raccontare il proprio lavoro, saper distinguere il quid che ci distingue dagli altri non vuol per forza dire "saper fare". Tutto quello che ho voglia di dire è che crediamo enormemente in quello che facciamo e ne siamo fieri, il resto bisogna cercarlo in ciò che abbiamo già costruito.
L'allestimento ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, avrebbe avuto lo stesso successo in Italia?
Penso di si, i francesi sono molto difficili, esprimono molto meno di noi il loro entusiasmo e, in linea di massima, hanno sempre da ridire. Un francese in estasi dirà al massimo: "ça va". Io penso che se è piaciuta qui, potrebbe piacere dovunque.
Com'è la condizione dell'architettura in Francia: c'è fermento, si costruisce?
Divido la risposta in due.
Si, si costruisce. Ho l'impressione che qui non si è mai smesso di costruire, certo non è l'epoca di Mitterand e dei grandi progetti, ma per farsi un'idea basta dare un occhiata al numero di concorsi indetti ogni mese.
Sulla condizione dell'architettura in Francia sono perplesso; mi interrogo sulla questione da un po' di tempo, e personalmente credo che sia un momento interessante. Non c'è un vero movimento. Gli olandesi, gli spagnoli, gli svizzeri sono più riconoscibili, in Francia si vive in uno stato di soffusa confusione, di attesa, di ricerca individuale. Qualcosa di interessante salterà fuori, e credo che gli esempi più tangibili siano lo studio Lacaton et Vassal e quello di Rudy Ricciotti.
E quella dell'architettura italiana?
Domanda difficile! Non siamo abbastanza immersi nel contesto italiano da poter aver un quadro chiaro, la sola impressione che posso trasmettere è che il sistema universitario è troppo presente, troppo importante, troppo "castrante".
I concorsi di architettura..., cosa ne pensate? li fate?
Certo che ne facciamo! Il concorso rappresenta per noi l'unica evasione dalla macchina del quotidiano, quella fatta da fax, telefonate, dispute. In più visto che siamo ancora giovani, noi ci crediamo ancora.
Il nome di un edificio famoso che vi piace e uno che non vi piace affatto.
Il KKL di Luzern, un gesto meraviglioso, l'apogeo della ricerca di Nouvel, c'è tutto: raffinatezza, coerenza urbana, innovazione, monumentalità, perfezione. Consiglierei a chiunque di visitarlo.
Del genere "non capisco come gli sia venuto", c'è il Palazzo dei congressi di Parigi di C. Portzampark; c'era tutto: una posizione strategica, limite della citta' nodo tra un quartiere in pieno sviluppo e un'altro impregnato di storia, un budget importante, un committente intelligente. Ma come avrà fatto ad arrivare a quell'aberrazione?
L'opera di architettura che vorreste aver progettato voi.
Sicuramente il Centro Pompidou: un'alchimia perfetta tra architettura e potere.
CREDITS
LAN ARCHITECTURE-DESIGN
11 Cité de l'Ameublement
75011 Paris
T +33 (0)1 43 70 00 60
F +33 (0)1 43 70 01 21
www.lan-paris.com
info@lan-paris.com
Progettista: LAN ARCHITECTURE, Benoit Jallon – Umberto Napolitano
Committente: Pavillon de l'Arsenal, 21Bd Morland, Paris IV
Meccanica: RM Production
Stampe: Imetec; Grafica: n. 2
Fotografo: J.M. Monthiers
Il concorso e la mostra sono state realizzate grazie alla Caisse des Dépots et Consignations



