24 Ottobre 2006
Ponte sullo Stretto
Parecchi secoli sono trascorsi da quando,nel 251 a.c, durante la prima guerra punica, i Romani organizzavano il primo rudimentale traghetto per trasbordare dalla Sicilia gli elefanti catturati ai Cartaginesi.Da allora, e sino ad oggi, l’esigenza di collegare l’isola alla terraferma è stato un problema via via risolto con i mezzi che i tempi consentivano: dalle piccole navi a ruota della fine dell’800, sino ai moderni ferry-boat.
Alle soglie del 2005, tuttavia, il sogno di molti è la realizzazione del “Ponte sullo Stretto”, un‘opera colossale e certamente di non facile attuazione che potrebbe secondo i sostenitori della struttura aprire grandi orizzonti di sviluppo economico, mentre secondo i detrattori rimanere una delle innumerevoli opere incompiute del Mezzogiorno.
In realtà l’idea del Ponte sullo Stretto è tutt’altro che recente; le prime proposte d’attraversamento stabile si rintracciano negli atti parlamentari del neonato regno, subito dopo l’unità, allorché si trattava di prevedere l’ossatura principale della rete ferroviaria nazionale unificata.
Da allora e dopo un’infinità di progetti, rilanci, accantonamenti si è arrivati al 13 settembre 2004, giorno in cui si deciderà a chi affidare l’appalto per la costruzione di quello che è definito il “Ponte del secolo”.
Nonostante siano passate decine di anni dalle prime proposte relative alla realizzazione del manufatto, ancora oggi nessuno è riuscito a dare una risposta definitiva alle reali esigenze di un’opera di queste dimensioni.
Indipendentemente da chi abbia ragione, se i sostenitori o i detrattori, bisogna comunque prendere atto che un’opera del genere avrà delle ripercussioni enormi su tutta l’area dello Stretto e non solo.
Gli impatti principali di questo progetto sono di tipo paesaggistico-ambientale, con una modificazione totale della morfologia dei luoghi interessati dall’ancoraggio del ponte e dai raccordi stradali e ferroviari e con una trasformazione della “scena dell’insieme dello Stretto.
L’effetto dell’attaversamento aereo, caratterizzato all’attacco delle 2 sponde da un sistema di torri dell’altezza di 382m, nonché dai collegamenti ai massicci blocchi di ancoraggio, in aggiunta agli elementi dell’attraversamento aereo vero e proprio, è quello del ridisegno radicale dello scenario l’altro fondamentale impatto è quello di tipo socio- economico caratterizzato da un lato da un cambiamento dei rapporti culturali e sociali indotti da un’opera che diventerà, nel bene e nel male, il nuovo referente simbolico dell Stretto di Messina, rispetto all’ “antropologia dello Stretto” e dall’altro da una trasformazione degli ambiti lavorativi.
Come dice Alberto Ziparo “Il Ponte renderebbe esplicito ciò che appare, ma viene nello stesso tempo "negato" dalla frattura e dalla distanza e cioè la tensione continua tra le due sponde, l’estrema vicinanza, il guardarsi continuo senza toccarsi senza cioè realizzare l’oggetto della tensione. Rompere questa ‘tensione’, annullandola con il collegamento del Ponte, stravolgerebbe definitivamente la percezione attuale dello Stretto.”
Nella nostra ricerca fotografica vengono analizzate tutte quelle situazioni che per una ragione o per l’altra non saranno più le stesse e ha lo scopo di rendere visibile “ciò che è rispetto a quello che sarà”.
Elisa Scaramuzzino
Andrea Pavesi
fotografi
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