04 Dicembre 2006
La piramide di Nazarbayev (e di Foster)
Che lo star system stia svendendo i valori etici dell’architettura per perseguire l’autocompiacimento fine a sè stesso, o per dare sfogo alle idiosincrasie degli stilisti alla moda, o per asservire i sogni megalomani dei potenti sembra sia un dato di fatto incontrovertibile. In merito ai megalomani ecco fresca di inaugurazione la piramide di Astana, Kazakhstan, opera di Norman Foster. (http://www.fosterandpartners.com per le immagini)
Il presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev, che è al potere da 17 anni ed è stato di recente rieletto per altri 7 anni, senza opposizione di sorta, decise dieci anni fa di spostare la capitale da Almaty ad Astana, una remota località nel cuore della steppa. Una piccola città di provincia trasformata dall’oggi al domani in una cittadella di un potente ambizioso e disinvolto. Il boom edilizio della nuova capitale è stato accompagnato dalla realizzazione di opere dal vago sapore hollywoodiano: un parco giochi con riproduzioni in miniatura della statua della Libertà e della torre Eiffel, ed un acquarium con squali e pesci esotici. Ma questo era solo l’antipasto di una mensa ben imbandita. L’attivissimo presidente-padrone ha pronto infatti un piano per un boulevard lungo quasi 5 chilometri in cui troverà sistemazione il nuovo palazzo presidenziale, e per mostrare quanto sia buono e magnanimo con i sudditi, ha deciso di costruire un edificio per la pace completo di teatro dell’opera, museo nazionale della cultura, università della civiltà e di un centro per i gruppi geografici ed etnici del Kazakhstan, oltre che di una sala circolare sede dei summits triennali delle principali religioni del mondo.
Lord Foster, stregato da così nobili sentimenti, ha prestato volentieri il suo navigato professionismo, dando forma immortale a questa operazione propagandistica: una piramide in vetro, acciaio e pietra alta 62 metri e ampia 62x62 metri. La base poggia su un piano rialzato di 96x96 metri, alto 35 metri, che ospita il teatro dell’opera e che porta l’altezza totale della piramide a 97 metri. Localizzata proprio di fronte al futuro palazzo presidenziale. “Nessuno chiede di costruire edifici come questo. A meno che non capiti di essere il presidente del Kazakhstan Nursultan” ha scritto sarcasticamente il critico inglese Hugh Pearman. Inutile entrare nei dettagli di questo repellente monumentalismo che rimanda, come segnala sempre Pearman, ai mai realizzati incubi di Etienne-Louis Boullée e Claude-Nicholas Ledoux. Un monumento ad personam progettato superbamente, come sempre quando si tratta di Foster, con tanto di ispirazione eco-tecnologica, e con un tono sentimentalista e universalista “[La piramide] è dedicata alla non-violenza e alla promozione della fede e dell’uguaglianza umana” che suona insulto e offesa agli spiriti liberi e religiosi. Dopo aver decantato, in linee moderne, l’autoreverenza della gerontocrazia cinese, le superstars architettoniche sono ora pronte a servire, con tanto di inchini e genuflessioni, le ambizioni di immortalità di piccoli tiranni di provincia.



