Casa "le terrazze"

Posta alle pendici del Monte Bré, la casa è visibile già dal lungolago luganese e si distingue per la sensibilità con cui è inserita nel territorio. I vincoli di Piano Regolatore e le difficoltà del sito, la forte pendenza del declivio montuoso, la dinamica topografica, sono divenuti punti di forza del progetto, e ne hanno definito e caratterizzato geometria e forma. La matrice è il triangolo, ma all’interno di una suppur semplice geometria il tema è complesso nelle sue molteplici relazioni spaziali. Un unicum all’interno del panorama ticinese, per la capacità degli architetti di gestire e plasmare gli spazi e la luce.

Le terrazze, disposte su più livelli, si sovrappongono e si alternano, si librano e ruotano relazionandosi con il paesaggio e orientandosi verso panorami imprendibili. Ai livelli superiori, dove si trovano gli spazi di soggiorno, il dinamismo e la foggia delle terrazze hanno un sapore dichiaratamente scharouniano: il referente è quello di Casa Schminke a Löbau.

Il calcestruzzo è il materiale che offre duttilità e adeguate capacità di resistenza, plasticità espressiva e quindi possibilità di plasmare forme curve e ondulate. Fluidità e continuità delle superfici, coinvolgimento strutturale e materico, sono alcune tra le cifre caratterizzanti l’edificio.

Alla progressiva riduzione, dal basso verso l’alto, delle dimensioni planimetriche, fa riscontro una progressiva dilatazione e capacità di relazione spaziale. Ma anche un graduale passaggio tra penombra e luce, a partire dall’accesso obbligato verso valle che impone il percorso, sviluppato da cavità quasi ipogeiche fino all’attesa e sempre più presagita apertura verso il paesaggio. Solo al livello del soggiorno infatti la dicotomia tra interno ed esterno è superata e ad essa è preferito il rapporto di ambivalenza interno/esterno, rafforzato dalla dinamicità degli spazi abitativi che si proiettano verso il paesaggio attraverso le linee di fuga della grande terrazza. La quale si allunga in forma di protesi, e punta come una prua verso il lago, sul golfo di Lugano e verso sud, fino al ponte-diga di Melide. Sembra un aggetto, ma in realtà quello è il punto in cui la costruzione, attraverso lo sperone che ai livelli inferiori ospita le camere e i locali di servizio, si àncora al terreno.

Le aperture sono sempre ritagliate in modo accurato e disposte ad accogliere generosamente le imprevedibili vedute del panorama.

La geometria triangolare è percepibile nella sua interezza solo agli ultimi livelli. In particolare da un solo punto, quello verso cui la costruzione è maggiormente incassata nel terreno, dove si trova la piccola biblioteca illuminata da luce zenitale. Da lì, attraverso le linee di fuga generate dalla successione della libreria–parapetto attrezzato–setto murario–terrazza, le forze si scaricano verso l’esterno. Ancora lì lo spazio si sviluppa su una doppia altezza, da cui si accede al piccolo studio che si affaccia sull’ultima terrazza dalla quale generosamente si può godere di un panorama a quasi 360 gradi. Dal soggiorno verso la biblioteca la sensazione è quasi opposta: lo spazio risucchia, la fuga della libreria che avvolge l’angolo più profondo accenna ad un evento a venire, e sottolinea la continuità o, meglio, la fluidità degli spazi. Mai pensati per essere unicamente contemplati.

Un edificio che muta a dipendenza del punto di vista del fruitore, quasi un non-finito, tale da offrire occasioni di partecipazione attiva a tutti i livelli, anche sensoriali. Una piccola lezione per quanti credono ancora ingenuamente che l’architettura vada semplicemente rapppresentata, e rifiutano l’idea che, al contrario, essa vada “vissuta, sperimentata, posseduta, amata alla follia”.

Crediti:

Giraudi Wettstein
Sandra Giraudi – Felix Wettstein
Architetti ETH FAS SIA
Via Besso 59
CH – 6900 Lugano
giraudi-wettstein@bluewin.ch

collaboratori:
Françis Blouin, Ariane Scholer

Ubicazione: Viganello – Lugano
Anno: 2002-2004
Volume sotto terra: 466 m3
Volume sopra terra: 1310 m3