16 Dicembre 2005
PSA 9 – Atelier Pagnamenta Torriani
Si è soliti credere che al concetto di pubblica sicurezza corrisponda l’idea di protezione attraverso barricate, di circuiti di sorveglianza collegati a luoghi invisibili, nascosti, protetti, in cui le “forze dell’ordine” lavorano per garantire la “sicurezza” dei cittadini. Che poi la maggior parte degli uffici di polizia sia concepita in modo tale per cui, più che un senso di sicurezza, al cittadino venga trasmesso un senso di angoscia, accrescendo quello della paura, questo è qualcosa di cui solitamente non si fa problema. In massima parte, le stazioni di polizia vivono all’ombra del muro: ermetico, incapace di promuovere alcun tipo di messaggio se non opposto a quello che si vorrebbe, nelle intenzioni, veicolare.
Se la città è sempre più nodo di relazioni – e l’informatica ci aiuta a meglio capire questa metafora – allora si comprende maggiormente la necessità di un approccio extra-disciplinare, quale la migliore filosofia contemporanea ha già da tempo teorizzato. E mutando le figure del nostro sapere, mutano anche gli oggetti, le cose, l’orizzonte del mondo e il senso dell’uomo che lo abita. Ecco perché, benché io non sappia quanto di tutto ciò esso effettivamente esprima, il sodalizio tra i responsabili del Housing Authority, the Police Department di New York con lo studio Atelier Pagnamenta Torriani Architects Planners va salutato con favore, promosso e difeso.
L’obiettivo del progetto è chiarissimo e dichiarato dagli stessi architetti: “the design intent is to create a building that conveys a sense of reassurance to the public by its transparency and light-filled structure”. La cosa straordinaria è che tale intento è stato compreso, consapevolmente accettato, e pertando valorizzato, da parte dei medesimi ufficiali di polizia, diretti interessati in qualità di futuri utenti. Muta in tal modo il concetto stesso di sicurezza, pensata più come obiettivo da raggiungere attraverso un approccio e relazioni differenti da quelle che fino a ieri si pensavano tra spazi di polizia e spazi pubblici.
Attorniato da edifici in massima parte imponenti, vicino ai quali ci si trova sempre “all’ombra del muro”, la scelta degli architetti è stata quella di mantenere l’edificio, per dimensioni e forma, in una relazione diretta all’ambiente e al tessuto urbano. Il corpo a forma libera inserito di fronte all’atrio di entrata, si offre come sala di riunioni e come spazio ad uso pubblico. L’organizzazione dell’edificio attraverso i due principali volumi lineari tra di loro traslati, risponde all’esigenza di relazionare al loro interno spazi di lavoro e di supporto.
Il rivestimento in vetro bianco e traslucido della facciata equipaggiata di sensori per la regolazione della temperatura e dell’umidità – che diventa quindi un grande regolatore climatico, svolgendo molteplici funzioni quali diffusore di luce, schermo visivo, ecc. – è concepito in modo da ottimizzare l’intensità e il flusso di luce naturale all’interno degli spazi, facendo diventare, nella notte, lo stesso edificio un segnale luminoso. Senza mai venir meno, nemmeno nelle ore buie, agli intenti del progetto: ovvero riconciliare l’apparente antitesi tra esigenze di trasparenza e relazione con quelle della sicurezza.
Atelier Pagnamenta Torriani: www.atelier-pt.com



