20 Luglio 2005
4 domande a Exposure Architects
1. Che vuol dire per due architetti occidentali operare in un paese orientale, sebbene sempre più occidentalizzato?
Dorit Mizrahi: lavorare in Tailandia implica interpretare non solo la cultura ed il contesto particolare ma soprattutto la loro volontà di eccellere ed essere pari se non meglio delle culture occidentali. Quindi per noi lo sforzo è stato soprattutto quello di essere all’altezza delle loro aspettative.
Oliviero Godi: la sfida più interessante è quella di riuscire ad adattare il nostro modo di pensare, lavorare e costruire ad una realtà spesso diametralmente opposta alla nostra. Le problematiche ambientali, il caldo, il sole, comandano molto più che in Europa. Anche le tecnologie costruttive informano il progetto modificandolo ed adattandolo alle esigenze locali. Di fondo vi è la necessità di essere molto delicati in ogni intervento, riflesso forse dall’indole tailandese.
2. Quali sono state le linee guida che hanno informato il vostro progetto?
Abbiamo preso in considerazione cinque elementi: 1) la sequenza dei programmi richiesti da un oggetto di questo tipo, quale è una fabbrica tessile; 2) le necessità di flessibilità ed espansione; 3) il bisogno di realizzare ambienti di lavoro a scala umana con una particolare attenzione a persone che devono restare sedute per ore a lavorare davanti ai macchinari; 4) la volontà di ricercare un design unico, ma strutturalmente facilmente realizzabile ed efficiente, al fine di ridurre i costi di costruzione; 5) il compito di tradurre e concretizzare il desiderio di un edificio a corte centrale.
3. Come hanno risposto gli utenti, le operaie, gli operai, al progetto?
La gente che lavora in fabbrica viene per la maggior parte dalle Highlands, le montagne vicino al confine con la Birmania e il Laos. Non hanno esperienza di lavoro precedente e quindi è difficile valutare l’impatto dell’architettura su di loro. In generale comunque lavorano volentieri nei chiostri dove c’è tanta luce, gli spazi sono ampi e l’aria condizionata rende sopportabile la calura esterna. Bisognerà aspettare qualche tempo per fare delle statistiche sull’indice di apprezzamento...
4. Quanto ha inciso, se lo ha fatto, l’esperienza tailandese sulla vostra formazione?
L’apertura del cliente tailandese nei confronti delle nostre proposte ci ha permesso di costruire quello che pensavamo rispondesse alle esigenze del cliente con la massima libertà di progettazione. In questo senso l’Italia... è molto più limitativa. Nonostante questo la realizzazione di progetti come da noi pensati e con il successo internazionale che hanno avuto ci ha resi più forti e consapevoli delle nostre possibilità, capaci quindi di resistere meglio a tentativi di inquinamento delle nostre proposte.
Exposure Architects
Dorit Mizrahi, Oliviero Godi
web: www.exposurearchitects.com
email: mail@exposurearchitects.com



