Una casa studio e un wine bar

I due progetti di interni (una casa/studio ad Ascoli ed un wine-bar a Roma) che seguono, ci hanno offerto la possibilità di indagare in modo piuttosto approfondito quali fossero per noi i confini tra le discipline dell'arredamento e dell'architettura: dove cioè, un intervento di progettazione di interni passa dall'essere una "questione di ornamento" ad una "questione di sostanza" (senza "giudizio di merito" ma semplice approccio al progetto).

Nel Wine-bar realizzato a Roma, (terminato quasi 4 anni dopo l'intervento ad Ascoli), abbiamo focalizzato tre punti di fondo, 3 "gradi di separazione" rispetto ai quali riassumere il nostro approccio alla progettazione di interni:

1. CALCOLO
Il "fatto strutturale", è determinante nel dare "verità" ad un luogo: pone una distanza netta tra ciò che "è" e ciò che "appare".
Essendo l'ambiente di m 10 x 10 x 3,30, l'attenzione si è concentrata in tal senso sul "sistema parete attrezzata / bancone".
Quest'ultimo è stato concepito come un oggetto di design a grande scala, studiato tridimensionalmente in modo approfondito, (sarebbe stato osservato per circa i 3/4 di tutto il suo sviluppo).
Lo sbalzo è di 3.50 m e tutta la sezione collabora a contrastare le sollecitazioni di flessione e torsione cui tale oggetto è sottoposto.

2. ORGANISMO
Un "concetto/matrice" di base fa da "collante" tra tutte le parti che compongono questo ambiente, rendendolo in tal modo, un "organismo", in cui nessuna parte è scindibile dall'insieme.
Il concetto di "accoglienza", sia come vocazione naturale di un luogo pubblico, sia sul piano formale, come atto di abbracciare / avvolgere l'intero ambiente.
Una serie di "strati" sfogliano gli uni dagli altri, racchiudendo all'interno di essi un "nucleo vuoto" nel quale far sostare le persone.
Ogni piano è costituito da un singolo materiale. Legno, cor-ten, vetro, intonaco, si alternano formando associazioni tra opposti: grezzo/raffinato, freddo/accogliente, intimo/espansivo, che determinano poi un' "eco emotiva" complessa e completa in chi fruisce l'ambiente.

3. SPAZIO
La "questione spaziale", cioè lo "specifico" della disciplina architettonica. Abbiamo voluto alterare i limiti fisici di un ambiente non ampio, arretrando la vetrata verso l'interno, nascondendone gli infissi e proseguendo fino all'esterno la pavimentazione in ipè.
Tale sviluppo dinamico prosegue anche nella fruizione fisica di questo ambiente, tramite una serie di piccoli scarti altimetrici progressivi man mano che si entra nel locale.

Ci sembra che lo spazio di questo wine-bar contenga in sé contemporaneamente esperienza dinamica ed esperienza statica. Sicuramente l' equilibrio tra queste due "azioni" era uno degli obiettivi principali di questo progetto.

Nel progetto di casa / studio ad Ascoli, le stesse tematiche hanno trovato sviluppi ancora differenti.
In questo caso, il locale posto al piano terra di un edificio del cinquecento veniva utilizzato come cantina. Pur inserendo un soppalco, abbiamo voluto mantenere le qualità spaziali di un ampio vano libero, unitario e, nonostante le piccole dimensioni, piuttosto "arioso". Per questo motivo è stata adottata la soluzione strutturale di una piastra sospesa e distaccata dai muri perimetrali e che liberasse completamente da eventuali punti di appoggio il piano inferiore destinato a studio.

Strutturalmente le due travi portanti sono posizionate in modo tale da andare a gravare in modo simmetrico rispetto alla finestra esistente.
Siamo interessati allo sviluppo strutturale dell'organismo architettonico esattamente nella stessa misura in cui siamo interessati allo sviluppo formale dello stesso.

La muratura perimetrale è quella tipica della zona, realizzata in blocchi di travertino con il loro bagaglio di segni lasciati dalla storia (tamponature, ricuciture, materiale di spoglio, inserti in laterizio, fino ai segni più recenti di interventi in cemento armato). La tecnica della sabbiatura ci ha permesso di portare alla luce questo stato di cose.
I materiali adottati (ferro, lamiera ondulata, tela di cocco, acero) sono stati scelti in funzione delle loro "affinità emotive" rispetto a tale ambiente, mantenendo comunque una caratteristica di "non finito" e dunque ancora passibile di ulteriori sviluppi nel tempo.
Abbiamo adottato materiali dalle forti qualità tattili che favoriscano il vivere quotidiano.
Il nuovo dialoga con l'antico su un piano di verità costruttiva, funzionale e emotiva.
Gli stessi elementi di arredo rispecchiano questa volontà: permettere a chi vive l'ambiente "di colorare il proprio spazio".
Poco spazio è stato lasciato al disegno tecnico "in studio", molto di più agli schizzi "in progress" sul cantiere.

 

 

CREDITS

Wine Bar DES/TEEL
Viale Avignone 64,66,68 EUR Torrino, Roma (2004-2005)
Mq 90 + 60 (deposito)

Progetto architettonico:
RUN/dom BARILARIARCHITETTI Fabio+Alessio Barilari

Committenti: Giulio Pompa e Roberto Morgia
Strutture: Arch. Marco Astolfi
Collaborazione grafica: Arch. Elisabetta Mattiucci -- Matteo Pavese
Fotografie: Arch. Luigi Filetici -- Barilariarchitetti Impresa: Devoto Arredamenti s.r.l.

Arch. Lucia Pietragalla: Coordinatrice del cantiere
Angelo Alviti (Primel): Impianto elettrico e coordinamento delle maestranze
Gianfranco De Min (Metalgiama): Lavorazione metalli
Vetreria Mastrogiacomo: Lavorazione vetri
D'Amico Franco: Opere edili

 

Casa -- Studio Ascoli Piceno (2000-2001)
Piano terra mq. 35 + Soppalco mq. 15

1° Premio In/arch "Sergio Lenci - Opera Prima" 2001 per la valorizzazione dell’architettura contemporanea.

Progettisti e direzione lavori:
RUN/dom BARILARIARCHITETTI
Fabio+Alessio Barilari + Maria Teresa Granato

Imprese:
Parissi s.n.c. (AP): Lavori edili
De Carolis Enzo (AP): Lavori di carpenteria